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MEDITAZIONE
SULLA REALTA'
di Edward Lucie-Smith
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Il computer ha offerto agli artisti contemporanei il potere di mescolare insieme tipologie diverse di realtà, come possiamo vedere in opere, per altri versi completamente diverse, del russo Genia Chef, del greco Viktor Koen e del video-artista cinese Qiu Anxiong. Ciascuno si serve di riferimenti culturali, ma il risultato è completamente personale. Ciò che hanno in comune non è un unico sistema unitario di immagini, ma la convinzione che il pubblico a cui si rivolgono sia già abituato al pluralismo culturale e si muova facilmente da una serie di riferimenti all'altra, ognuno totalmente diversa. Questo pluralismo è ovviamente in massima parte il prodotto della tecnologia contemporanea, esemplificato dalla televisione e ancor di più dall'espansione di Internet.
Inoltre, l'indebolimento o l'effettivo fallimento dell'impulso modernista ha re-indirizzato l'attenzione degli artisti che ora sono disposti a ripercorrere gli sviluppi del passato. L'avventura modernista ha tuttavia offerto loro la sensazione di non poter mai più connettersi al mondo dell'arte come esisteva prima dell'avvento del movimento moderno. Ora deve esserci una certa auto-consapevolezza, forse anche un certo distacco involontario, nel loro approccio verso la cultura antecedente il XX secolo.
Ciò che la crescita del post-modernismo ha contribuito ad affermare è la consapevolezza che quel che chiamiamo 'stile' - nel senso della scelta di un particolare vocabolario di forme è di per sé un linguaggio, attraverso il quale la comprensione del reale da parte dell'artista può essere trasmessa al suo pubblico. L'artista prende ciò che osserva e influisce su di esso in un certo modo, offrendo così un commento sia sulla natura del mondo circostante che sulla propria relazione con esso. Questo impulso emerge nelle opere di artisti molto diversi tra di loro, come Bruno Chersicla e Jean Rustin. L'artista cerca di correlare ciò che osserva nel mondo fisico esterno con il proprio stato psicologico interiore.
Ovviamente tale approccio è soggetto a un numero pressoché infinito di varianti. Il creatore di immagini cerca di trovare una propria collocazione attraverso strategie diverse; per esempio, facendo riferimento al passato [Paolo Borghi, Ubaldo Bartolini, Mersad Berber], o considerando e osservando l'inaffidabilità della percezione stessa [Davide Coltro e Marc Wayland]. È interessante osservare come questi due artisti si servano della fotografia come strumento essenziale; in altre parole, un mezzo inizialmente celebrato per il suo letteralismo viene utilizzato per produrre immagini che sono deliberatamente ambigue, laddove l'ambiguità diventa effettivamente il soggetto dell'opera d'arte.
In generale, si può far derivare gran parte di queste strategie al simbolismo, il movimento artistico contrapposto che i futuristi italiani, padri fondatori del modernismo, detestavano cordialmente. Questa influenza simbolista appare chiaramente, a titolo d'esempio, nei lavori dell'artista argentino Ricardo Cinalli e dell'italiano Alberto Abate. Il simbolismo insegnava che la realtà del mondo interiore era inseparabile da quella del mondo fisico esteriore. In altre parole, nessuna rappresentazione del mondo esterno potrà mai essere interamente oggettiva e il concetto di realismo si sposta in base all'individuo. Qui ogni artista ha una propria realtà. È questa la verità paradossale che questa mostra intende esplorare.
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