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Nato
a Montappone (AP) nel 1944, vive a lavora tra
Macerata e Roma.
Nel 1972 dipinge sopra la setola di un pennello
(lo strumento esemplare per fare pittura) un
mini-paesaggio naturalistico, "Acrilico su
setola", uno dei primi lavori di arte
concettuale. Appare subito chiaro che l'opera ha
un significato tautologico: il pennello
"contiene" già l'immagine, ma
contemporaneamente è l'idea e lo strumento per
rappresentare la pittura. L'arte pittorica di
Ubaldo Bartolini proviene dall'azione concettuale.
Un chiaro esempio lo fornisce proprio la serie dei
Pennelli sulle cui setole dipinge paesaggi,
normalizzando il paradosso di un pennello che non
dipinge l’immagine, ma la riceve, come scrisse
in maniera davvero efficace Mariano Apa.
Ricollegandosi all'estetica dell'idea e a quella
del sublime, sin dalla fine degli anni '70, si è
quindi adoperato per ricaricare un inconsapevole
epigonismo oramai fattosi quasi artigianato di
valori proiettivi, ad un tempo psicologici e
filosofici.
A partire dagli anni ottanta si attesta nel genere
paesistico: questa azione si rende per lui
possibile ancora in chiave concettuale, laddove
l'impostazione di immagine si affida a una vicenda
di stereotipo nella costanza ripetitiva del
soggetto. Dal 1982 è dunque uno dei protagonisti
del recupero della tradizione pittorica paesistica
e vedutistica italiana, traducendo una visione
naturalistica del paesaggio in visione pittorica.
Bartolini muove dall'esperienza del consumo
storico della pittura di paesaggio così come è
venuta a definirsi a partire dal Lorenese e dalla
scuola di Poussin. L'evoluzione dell'arte di
Ubaldo Bartolini è di certo esaltata da una
evidente presa di coscienza del completo senso
panico e magico della natura: il suo mondo di
sentieri, forre, calanghe, valli, colli e monti,
di cipressi e piccole figure di viandanti, quasi
quali unità di misura, in continua ricerca di
compenetrazione di tutti gli elementi narrativi,
al punto da dissolvere una immagine nell'altra per
effetti di possibili nebbie o caligini, o
rifrazioni della luce in albe e tramonti, il suo
mondo assumendo a riferimento alto e concreto il
miglior romanticismo della nostra cultura,
raggiunge momenti di intensa attesa spirituale.
E' stato invitato alla XLI Biennale di Venezia nel
1984 e alla XI Quadriennale d'Arte di Roma nel
1986.
Dal 1992 in poi, Bartolini, come scrive Maurizio
Calvesi, "ha creato nuovi prototipi (tra
mentali e sensibili) di paesaggio, che nessuna
relazione hanno con la consueta matrice
impressionista, ma attingono un grado di
astrazione nell’evocazione del naturale e in un
sovvertito richiamo ai tagli classici".
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